Formazione a distanza.

Quando anche i coach devono cambiare (molto in fretta) paradigma.
Incontro col cigno nero.

Non ho mai amato le relazioni (e di conseguenza nemmeno il lavoro) “a distanza”. Ma da oltre un mese ormai, tutte le attività formative in presenza sono, per decreto e senso di responsabilità collettiva, giustamente vietate. E lo saranno ancora per un bel po’ di tempo, chissà quanto. Quindi un’alternativa è necessaria.

Chi parla e scrive di cambiamento spera forse, in cuor suo, che il cambiamento non arrivi mai o, se arriva, che sia gestibile con abilità e maestria ma soprattutto senza un prezzo da pagare. Poi, un certo giorno, in un mondo abituato a vedere solo cigni bianchi compare il primo cigno nero, come lo definiva Taleb in un suo libro. Si presenta inaspettato si dimostra subito invadente, dirompente, sfidante. Il cigno nero rappresenta il divario tra ciò che si sa e ciò che si crede di sapere. Qualcuno continua a negare, molti si lamentano, qualcun altro prova a spiegare. Pochi, con molta fatica e con una buona dose di coraggio trovano una soluzione utilizzando ciò che la tecnologia ci può offrire e che forse per pigra consuetudine non siamo stati capaci di esplorare. La formazione a distanza non è la stessa cosa di una formazione in presenza. Ovvia e condivisibile affermazione a cui però deve seguire una azione intelligente con cui superare il problema che immaginiamo temporaneo ma per ora ben presente.

Il cigno nero non se ne andrà senza lottare.

La formazione a distanza con classi virtuali rinforza la volontà di continuare ad accrescere le competenze malgrado le difficoltà. Richiede di essere educati nel parlare uno alla volta. Obbliga a praticare un ascolto attivo e responsabile confermando, come ricorda Michel Eyquem de Montaigne che “La parola è per metà di colui che parla e per metà di colui che ascolta”. La formazione a distanza necessita una riprogettazione perché deve essere pragmatica, fluida, sintetica e incisiva.

Ogni crisi è l’inizio di un nuovo equilibrio, scrivevo nel mio primo libro Le rane che si credevano pesci nel 2008. Torneremo nelle aule, ricominceremo a dialogare guardandoci negli occhi ma stiamo imparando che ci sono dei benefici da sfruttare, degli apprendimenti da fare. Distanze azzerate e ore viaggio che si possono trasformare in nuovo valore. La saggezza antica che si è confrontata con malattie e pestilenze, ben peggiori di questa, ammoniva che alle cose eccelse si arriva sempre passando per le difficoltà (Ad augusta per angusta).

Impariamo a essere a nostro agio nel disagio. Grazie al cigno nero.

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